L'ombra delle onde

Brani presi quà e là...

L'aria, nonostante non sia più l'alba, è frizzante, e il vento che raccoglie la storia dei mari, increspa le acque di una Genova assonnata, ma Serge ha intravisto la scaletta passeggeri e nonostante la ressa, affretta un passo già deciso per toccare il primo gradino, come volesse sentirsi già partito. Il vento non sferza con cattiveria, ma è un discolo fastidioso che spettina, e scompone la cravatta…

…Ma non è così, oramai Punta dell'Este è visibile lì di fronte, e l'aria frizzante che ha salutato partendo ha lasciato il posto ad un'altra, tiepida, sfumata di ocra. I cormorani disegnano strane geometrie nel cielo e mentre la nave sta entrando nel porto, un ultimo cormorano è immobile e impettito…

…Immaginarla in piedi in fondo alle scale lo ha esaltato, ma ora sa che la realtà la farà trovare composta con le lenzuola in bell'ordine piegate fin al colletto di pizzo, le braccia magre come rami spezzati, inerti lungo il corpo, fuori dalle coperte , e le vene delle mani che disegnano itinerari come fiumi sulle cartine viste a scuola.... e così la scorge in fondo al corridoio guidato da una luce fioca, incerta…

Mentre l'entusiasmo cresce inevitabile come un evento naturale, - quasi fosse l'alta marea -, in me accade una cosa strana...sento la tenuta del mio entusiasmo cedere, ad ogni traguardo raggiunto perdo la necessità di pormene altri, come fossi svuotato dell'energia vitale tipica di chi lotta per qualcosa o qualcuno…

…Ora invece so che il mio spirito migliore mi aspetta ogni giorno qui e mi accompagna in una nuova passeggiata, così mi ricostruisco una nuova personalità, ogni mattina mi riconosco nei miei pensieri e non trovo stimoli per girarmi indietro, la sensazione di essere migliore di allora mi basta. non fuggo da me stesso, ma non voglio dover scegliere tra questo o altro, ne voglio ricordi tristi da riesumare.

Ora il mio tempo, è speso sorridendo al giorno che nasce, e tuffandomi nei miei pensieri e nei miei umori... immaginare il vento fermarsi a bere in quel pozzo in mezzo al chiosco e raccontare storie di uomini persi e poi ritrovati, e chissà magari raccontare anche di me,... e allora si racconterà di un uomo rinato di nuovo e cresciuto all'ombra di queste pietre intrise del silenzio degli uomini…

Un gesto tra me e l'orizzonte

…Presto, urla concitate e gesti veloci. Frustate violente agli stimoli ,…non c'è un minuto da perdere. In questi momenti si è soli di fronte al proprio destino anche se tra frenetiche mani che ti toccano con forza, senza carezze. Eppure il destino non è il suo, e mentre lo pensa, cerca gli occhi spenti e languidi di quel corpo inerte, vittima di un cuore crepato. Gli occhi sono oramai rovesciati ed un contatto visivo è impossibile, ma le mani non si fermano e una sull'altra spingono in basso il torace in cerca del cuore fermo, in cerca di un miracolo.

…Così può creare uno spazio diverso per se estraniandosi dalla routine e per chi trasporta allontanare i pensieri ai propri mali. Sono semplici modi di pensare di chi come lui è di estrazione contadina; abituato a gioire per la carne mangiata una volta a settimana, e la domenica "ciambellone" e vin santo. Le figlie, si possono permettere un'altra alimentazione, ed hanno avuto un'altra istruzione… ha fatto di tutto per dar loro il meglio, ma non disdegna di insegnar il gusto delle piccole cose, ed il rispetto della dignità del prossimo. Sostiene che nella famiglia rispettosa di queste regole la felicità vi alberga il più a lungo possibile. Cosa fa allora lì a guardar di sotto in cerca dei perché?…

…Finito il lavoro , può alzare gli occhi e da sopra le mezze lenti riguarda le antiche travi di sostegno al soffitto, occhi stanchi di lavoro ma rinnovati e brillanti di ricordi. Gli insaccati appesi , le cipolle giù in fondo alla porta, mentre il mosto odorava ogni cosa ubriacandola e le oche fuori gonfiavano il petto starnazzando ad ogni cosa credendola un pericolo.

E' comunque ora di muoversi e di scendere a valle, verso casa … gli rimane tempo solo per rinnovare il tappeto di erba asciutta ai conigli che nella penombra della stalla stanno tutto il tempo ad annusare l'aria….

…Ogni volta che scende rinnova lo sforzo di registrare gli ingranaggi ed i meccanismi… rallentare il suo senso del tempo, la vita in città non consente molte divagazione ne sguardi verso cieli diversi… antichi; ne tempo per annusare le stagioni. Solo incastri di ore con altre ore, senza tregua ne pause … e Pietro non è abituato a ribellarsi, è un uomo all'antica e accetta il suo ruolo come da contadino accettava siccità o inondazioni, opponendovi solo un crocefisso di canna benedetto il giorno delle palme…

…Anche se per Pietro questa emergenza è un esperienza nuova, si mette subito a disposizione dei capisquadra. Ora deve gestire un badile ed il tempo. Aspettare che il sole ferisca a morte quel serpente limaccioso e ruggente. I tecnici controllano il livello e dopo cinque giorni di attesa Pietro e gli altri spalatori iniziano a scoprire la città sotto il fango. Lavoro duro che Pietro fa in apnea, testa bassa lavoro senza pensieri che distraggono e notti di profondo sono alle quali concedersi senza riserve ne ricordi. Ma ora, maledetta mano, maledetto sasso… cuore ti prego chiuditi.

…Oggi il destino su quel ponte gli ha dato appuntamento… ma l'orizzonte non esiste più. Con gli occhi spenti segue la traiettoria che una mano incosciente ha fatto fare ad un sasso giù da quel ponte.

Maledetto sasso, mentre le auto sfrecciano indifferenti sotto, in autostrada, mentre sopra Pietro per un istante vorrebbe seguire quel sasso, chiudere così la porta a quel vento che lo gonfia di dolore senza soluzione. Ora ripensa al suo tempo e si ritrova solo, in un tempo che non riconosce, nel quale un padre sopravvive ai suoi figli, e lo rinnega chiudendosi tra le spalle e nascondendo le mani in tasca, del resto è ora di ritornare a casa… i suoi conigli devono mangiare anche in questo giorno...

Gli occhi di Dunja

Passava davanti alla foto del calendario con ostentata indifferenza. Del resto, ogni volta che la guarda, immagina con difficoltà quella spiaggia bianca e la palma piegata verso il mare azzurro. Colori tenui, e ben definiti... e una sensazione di caldo e di silenzio che la disarma. Di fuori, al di là del vetro...

il campo arato da poco lambisce un bosco folto di foglie scuro anche di mattina, ancor di più quando albeggia. La nebbia perenne, sembra un piccolo cielo pieno di nuvole ad un metro da terra. Tutto si confonde, ogni colore sembra sporco dell'altro, così il verde sfuma in marrone e a ben guardare il marrone sembrava verde scuro. Così ha deciso che il posto migliore è dove si è nati, e desiderare quella spiaggia la considera un'infatuazione passeggera. unica cura, snobbare quella sensazione...

...Alla stazione arrivavano pochi treni, e Dunja vi andava solo se necessario. Le ricordavano certi draghi cinesi visti nei libri di scuola, e lì li rivedeva animati e scuriti dal loro stesso fumo. A volte (ogni sei mesi) doveva comunque salirvi per raggiungere la clinica di Katowice, per le visite periodiche. Salire nella pancia di quel mostro e restare seduta per ore su quei durissimi sedili di legno le impegnava seriamente la forza di volontà...

...Due occhi nella penombra la aspettavano cercando di cogliere le sue mosse. Due apostrofi sospesi sul cerchio del viso pallidissimo. Occhi neri, così profondi da rendere indistinguibile la pupilla dall'iride. E sotto l'insieme, un esserino gracile e smarrito, preso nell'atto di nutrirsi di quel latte...

La luce scopre fin troppo la misera condizione di quello che ora riconosce come adulto. Il sacco di cotone a trame larghe copre il corpo alla meno peggio, arrotolato su se stesso più volte. La faccia piena di rughe nuove, appena accennate, da l'impressione che si tratti di una quantità di pelle eccessiva, adattata ad un teschio più piccolo. Eppure quei segni potrebbero scomparire con una carezza, ma la tristezza perenne di quegli occhi tradiscono un bisogno mai soddisfatto di gesti d'affetto. Il vestito era sorretto da un cordoncino intrecciato di tenda, rosso, raffinato...

...Dunja ha battezzato questa occasione come "la migliore" per certificare la loro amicizia. Del resto cosa resterà dell'essersi conosciuti quando il destino li dividerà? Solo ricordi... e lei ne vuole di vivissimi da incidere a fuoco dentro quei piccoli occhi neri. Sarà certamente l'unico persona che la ricorderà con intensità. "Con ocì ciornie, mi gioco tutte le mie carte"... pensava spesso... con questo pensiero è oramai entrata nel vivo della festa... al centro del paese, con la stessa ansia che prende chi fa -mano nella mano- un salto nel vuoto...

...E' pomeriggio tardi quando Dunia si sveglia, giusto il tempo di vedere lo stesso sole raccogliere i raggi apparecchiati la mattina, quando ancora più spossata decide di alzarsi dal letto. Evita accuratamente di guardare nell'enorme specchio della sua camera da letto. Una volta era il suo passatempo preferito. La cornice di legno dorato, lavorata , rendeva lo specchio simile ad un grande quadro... e Dunja, quando era ben vestita vi si specchiava spesso. Restava immobile per aver l'impressione di guardare il quadro del suo ritratto, commissionato per lei ad un grande artista. Certo l'incantesimo svaniva, quando lei se ne andava, ma questo gioco aveva il pregio di potersi vedere ritratta in pose sempre diversi in una sequenza infinita di quadri...

Oggi Dunja compirà sessant'anni. Ha una pelle giovane che guarnisce uno sguardo vecchissimo. Anche le sue mani sono diventate sottili e morbide . Non è più Regina di un regno, ne padrona di una fattoria...

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