Recensioni

SERGIO SOLDANI

Questo racconto, "Le giunchiglie in riva al fiume" è un viaggio diaristico profondamente sentimentale ricolmo di angoscie malinconiche. Gli eventi narrati dall'autore appaiono e scompaiono quasi come fotogrammi su di un filo di tempi ed epoche,che si alternano continuamente nel loro incedere. Paragrafi specifici contrassegnano, attraverso distinte titolazioni, tutta l'opera e aiutano a comprender l'espressione talvolta mestamente incupita, dei fatti salienti ... delle vicende incastonate nella memoria. C'è comunque un gusto per le descrizioni di personaggi che assumono qualità mitiche ed etiche, personaggi riportati anche sotto un profilo minuziosamente estetico. Così le atmosfere agresti inseriscono momenti di naturalismo e di equilibrio. Non si possono escludere, come prima impressione, alcuni riferimenti alla nostra letteratura verista, così ricca di amore per la natura. Ma le sequenze delle asserzioni formulate come in un colloquio psicoanalitico, trascinano il racconto verso intenzioni stranamente fantastiche e sembra che la realtà oggettiva dei contenuti voglia, con ostinazione, trasformarsi in un sogno. La trasformazione però non riesce a compiersi: - il sogno non decolla, si rimane tra verità storiche di vita e cruda realtà. Allora Graziosi individua un metro squisitamente popolare nel suo racconto, invaso da viscerali affetti familiari ... sorride ad una poetica dolce e solitaria, la quale nonostante la rudezza delle ambientazioni e delle situazioni, potrebbe azzardatamene annoverarsi in una nuova e molto insolita prosa crepuscolare.

ROBERTO STURM

Chiunque conosca le opere precedenti di Vittorio Graziosi e abbia già letto questo suo ultimo testo, credo si sia facilmente reso conto della maturazione in atto in questo autore. C'è una maggiore consapevolezza in lui, che si concretizza nell'uso di uno stile più personale, uno stile non essenziale e non semplificato, quindi di conseguenza più difficile perché fuori dalle mode del momento. Senza dubbio oggigiorno scelte editoriali impongono spesso agli autori - soprattutto a nomi non troppo noti - uno stile essenziale e veloce, quasi minimalista. In una società dove anche il libro è sottoposto alle regole del consumo rapido lo stile deve risultare scorrevole, il lettore non deve essere costretto a pensare mentre legge. In questo caso Vittorio riesce ad invertire questa tendenza, imponendo il proprio stile, uno stile comunque scorrevole che ammicca ai classici senza però perdersi, come recita la quarta di copertina, in virtuosismi letterari che appesantirebbero la narrazione. E' una sorta di terza via letteraria quella intrapresa dall'autore in La lieve trama dell'usignolo che è, secondo me, il punto di forza di questa raccolta. Questo perché il testo - La lieve trama dell'usignolo, appunto - si pone su diversi piani di lettura, che pur soddisfacendo lettori che vi si accostassero con semplice intento evasivo riesce, comunque, a soddisfare anche coloro che da un libro non si aspettano soltanto una storia priva di pretese e superficiale. Parliamo comunque di un bel racconto, ricercato anche sotto il profilo storico e geografico, che risulta - nonostante la sua relativa brevità - un racconto completo, finito, nel senso positivo di questo termine. A fine lettura, infatti, non si sente quel senso di incompiutezza che a volte ci trasmette un racconto, proprio a causa della struttura del racconto come espressione letteraria. Graziosi, infatti, delinea in maniera precisa i personaggi, la psicologia del protagonista, cura con precisione l'ambientazione (è una storia che attraversa mezza Europa) in un'Europa, appunto, in un contesto storico - sociale preciso e drammatico, come quello della seconda guerra mondiale. Dà delle coordinate precise che rendono la storia credibile. Una storia solo apparentemente semplice, di un uomo che è invece effettivamente semplice e che rappresenta l'uomo comune che riesce a costruirsi la possibilità di evolvere la propria vita. Come potete intuire e come avrà senza dubbio notato chi il libro lo ha letto, materiale di riflessione c'è n'è abbastanza. Il pregio di Vittorio è quello di non aver insistito troppo sui questi temi, alcuni dei quali solo appena accennati, lasciando alla sensibilità di ogni singolo lettore il compito di eventualmente riflettere. Gli altri racconti presenti nella raccolta sono affreschi - ricordi più o meno accennati - di esperienze più o meno autobiografiche, finestre sulla vita quotidiana. Una quotidianità anche in questo caso difficile, lontana dalla rassicurante realtà artificiale delle soap opera, delle pubblicità televisive. Anche questa, ne sono certo, è stata una scelta consapevole di Vittorio, un autore e un uomo che ama le sfide, soprattutto con se stesso, e non lesina certo sforzi per affermare se stesso e i propri principi. Storie essenziali nella trama, sempre molto brevi, ma che aprono squarci non indifferenti nella realtà attuale, e per questo carica di premonizioni e presagi non sempre del tutto positivi. Usando un genere che possiamo definire fantastico, almeno per una parte di questi racconti, Vittorio ci parla della realtà, del suo e del nostro mondo. Un mondo che oggi non appare certamente con un futuro radioso. Ma la speranza che questa sia una convinzione sbagliata è in tutti noi e anche negli scritti di Vittorio. Concludendo, vorrei sottolineare un fatto importante per il Vittorio autore. Con molta modestia e spirito critico ha effettuato un lavoro di revisione molto importante su questi testi, mettendosi in discussione sotto il punto di vista letterario ma rendendo questi testi molto più omogenei e godibili. Questa sua capacità è fondamentale per la maturazione e il miglioramento di un autore, nonostante sia una pratica mal digerita da parecchi scrittori, soprattutto coloro alle prime armi che avrebbero ancor più bisogno di un lavoro del genere. Vittorio, e questo è un suo esclusivo merito, ha accettato molti suggerimenti che gli sono stati forniti, pur senza snaturare i testi originali, con una semplicità e una padronanza che fanno ben sperare per la sua futura carriera di scrittore.

Corriere Adriatico 23 Dicembre 2001

Il debutto de "La lieve trama dell'usignolo" venerdì scorso a Palazzo dei Convegni.
Uno scrittore "con il cuore jesino", l'ultimo libro di Vittorio Graziosi. Quarta sfida letteraria. A movimentare la presentazione dell'opera anche Fabio e Mingo del programma tv "Striscia la Notizia". "La lieve trama dell'usignolo" è la quarta sfida letteraria di Vittorio Graziosi, scrittore jesino che serba nel cuore e nella mente un particolare legame con la sua città, un amore che certo non nasconde nei suoi racconti, ma che anzi manifesta con riferimenti più o meno espliciti, immagini flash e ricordi che appartengono alla sua memoria dall'infanzia. Il suo volume è stato presentato venerdì scorso, a Palazzo dei Convegni. Ospiti eccezionali a dare un tocco di originalità e simpatia alla serata, con le loro divertenti "battute",Fabio e Mingo direttamente dal noto programma satirico di Canale 5 "Striscia la Notizia". Accanto a loro il regista Rolando De Bianchi e Roberto Sturm che ha esposto la recensione del libro e Davide Tafuni della Music Menagement. Graziosi è già conosciuto per il suo stile personale, che accompagna ogni suo lavoro, senza mai staccarsi tuttavia da una classicità e da una limpidezza narrativa, già evidenziati in "L'ombra delle onde", "Come adottare una nuvola",e "Le giunchiglie in riva al fiume",suoi precedenti racconti. Questa sua ultima "fatica letteraria" è basata su una storia vera, quella del tenore Joseph Smith che giunto all'apice del successo, dopo aver attraversato Europa e America e calcato i palcoscenici più prestigiosi, viene a contatto con la realtà tragica e sofferta della seconda guerra mondiale,a cui sarà costrtto a legare il proprio destino sia umano che professionale. E' un racconto lungo "La lieve trama dell'usignolo", accompagnato anche da altri raccontini brevi, che lo scrittore chiama "Amaretti" forse proprio per il sapore amaro che lasciano in bocca dopo averne assaggiato le trame,ma sicuramente della stessa intensità e fulgida ispirazione. "E' un lavoro in cui credo di aver raggiunto un livello stilistico più maturo" ha detto lo scrittore "con una capacità più concreta di descrivere le scene e rendere viva una suggestione. Ho viaggiato molto e da ogni luogo ho preso qualcosa, un frammento che arricchisce i miei romanzi,ma Jesi ce l'ho sempre nel cuore". Da gennaio del prossimo anno, "La lieve trama dell'usignolo" sarà disponibile in tutte le librerie al prezzo di lire 20.000 (pari a 10.33 euro).
TALITA FREZZI.

Il Messaggero 23 Dicembre 2001

GRAZIOSI PRESENTA :"LA LIEVE TRAMA DELL'USIGNOLO E ALTRI RACCONTI"
Jesi - C'erano anche Fabio e Mingo di "Striscia la notizia" venerdì pomeriggio al Palazzo dei Convegni in corso Matteotti alla presentazione dell'ultimo libro di Vittorio Graziosi,"La lieve trama dell'usignolo e altri racconti". Lo scrittore jesino, che ha pubblicato negli ultimi 10 anni 7 romanzi tutti tratti da storie vere, è stato affiancato dai due simpatici inviati del tg satirico di Canale 5 in una presentazione brillante che ha facilmente catturato l'attenzione del numeroso pubblico. Ha spiegato Graziosi:"Nel libro, cui ho lavorato per due anni, racconto la storia di un tenore, Joseph Smith,che dopo aver calcato le scene più prestigiose, fino ad arrivare in America, torna in Europa e trova una terra sull'orlo della seconda guerra mondiale, che inevitabilmente segneràanche il suo destino sentimentale, umano e professionale. Il mio obiettivo è sempre stato quello di fissare sulla carta delle emozioni e ho cercato di farlo anche questa volta, con la storia di un tenore-usignolo che ha avuto una breve vita tristemente condizionata da eventi drammatici". Sorridente ma immancabilmente muto, come sempre, Fabio di Striscia, mentre non ha risparmiato ai presenti battute di spirito, legate all'attualità,Mingo:"Se avete ascoltato ripetete tutto quello che è appena stato detto -si è rivolto scherzosamente alla fine al pubblico meravigliato e divertito. Per fortuna che è finito il Grande Fratello, anche se io avrei fatto partecipare Erica e Omar così sarebbero stati eliminati immediatamente, peccato però che non siamo ancora riusciti a trovare Bin Laden".
LAURA MAROTTI

Il Resto del Carlino 23 Dicembre 2001

Graziosi presenta la sua raccolta
Jesi - La lieve trama dell'usignolo è il titolo del racconto principale tra quelli contenuti nella raccolta di Vittorio Graziosi, pubblicata recentemente e presentata alla stampa ed ai lettori dallo stesso autore, venerdì scorso a Palazzo dei Convegni. Ultima fatica letteraria di Graziosi, scrittore jesino con all'attivo diverse opere di narrativa, "La lieve trama dell'usignolo" narra l'intensa vicenda umana del tenore Joseph Smith, che dopo il trionfo di un successo ottenuto con il sacrificio, dovrà scontrarsi con la dura realtà di un mondo in procinto di crollare. Un libro da leggere e da gustare, scaturito dal brillante ingegno di un concittadino.
MARCO TORCOLETTI

DALLA RIVISTA "CONTATTO"

.....C'è invece chi sui giovani, e i lavori inediti, ha puntato molto, in investimenti, in politica di mercato. Una pazzia? Forse, ma anche la consapevolezza di fare qualcosa di buono, di nuovo. "La scoperta di un titolo, di un autore, fa valere certamente la pena di fare editoria" dicono alla casa editrice marchigiana "Crispino". Chi legge i nostri libri sa di leggere qualcosa di diverso, il frutto di una ricerca che ogni anno attiviamo tra i giovani, gli emergenti di ogni età, e le scoperte sono spesso molto interessanti, ci si può scommettere". Vittorio Graziosi, Donatella Lambertucci, Manuel Scatasta, sono alcuni dei nomi frutto di una scommessa giocata tempo fa e oggi con risultati notevoli. Chi mai, in una casa editrice tradizionale avrebbe mai dato loro spazio? "Oggi, invece, sono diventati il punto di riferimento essenziale per il nostro pubblico che non ci abbandona". ..........
MIRCO BATTELLI

Corriere Adriatico 17 Gennaio 1999

Un anno a Gaeta per il no alla divisa
La storia di un anno di carcere militare a Gaeta per aver rifiutato la divisa diventa un libro. E' la storia, realmente accaduta nel 1979, è raccontata da un giovane scrittore jesino, Vittorio Graziosi, che attualmente opera nel Fermano. Il libro si intitola "Come adottare una nuvola" e ripercorre in maniera introspettiva i giorni trascorsi in carcere- dell'allora diciannovenne autore. Le sensazioni, le emozioni e soprattutto l'assurdità di una legge che, a distanza di 17 anni dalla sua abolizione, sembra quasi irreale, fanno da cornice ai racconti di vita quotidiana dai quali emerge un protagonista di incredibile forza d'animo sostenuto da un enorme amore per il prossimo, compresi anche quei "cattivi" che poi così cattivi non sono mai... "Non sono contrario al servizio militare in quanto arma afferma Graziosi - ma l'organizzazione e il modo in cui vengono viste alcune istituzioni come paravento per fare la guerra. In Italia come in molte altre nazioni del mondo, ad. esempio, continua lo scrittore Graziosi esistono i ministeri della difesa che coerentemente al proprio nome dovrebbero occuparsi solo della difesa del proprio paese, invece non è così perché se tutti pensassero solo a difendersi non vi sarebbe più alcuna guerra (visto che il ministero dell'attacco non esiste)". E' una filosofia semplice molto profonda quella espressa dal Graziosi nel suo libro, una filosofia che non è semplice racchiudere in poche righe. ma traspare con forza e umiltà in ogni riga dello scritto. Graziosi oggi lavora sui testi quasi a tempo pieno, insieme a "Come adottare una nuvola" altri Suoi racconti stanno vedendo la luce, è in prossima uscita "L'ombra delle onde e altri racconti", mentre è quasi ultimato il suo vero primo grande romanzo. Una vena letteraria tutta da coltivare che Vittorio Graziosi trova dentro di sé, nel suo vissuto, nei ricordi di una vita passata e mai vuota; se poi è il quotidiano a dare lo spunto a nuove riflessioni allora Graziosi è capace di immergervi tuta la sua umanità, semplice ed intensa allo stesso tempo, per creare storie dall'architettura solida e soprattutto umana.
FABIO CASTORI

Il resto del Carlino 3 Febbraio 2002

Una città piena di giovani scrittori
JESI - Una città di scrittori. Tale può considerarsi Jesi e non solo con riferimento al passato o agli illustri nomi di studiosi del calibro di Costantino Urieli e Raffaele Molinelli. Attivi e prolifici sono anche giovani ma "consumati" autori, come Vittorio Graziosi o l'esordiente Andrea Piersantelli, studente di 25 anni, che con le "Avventure del dottor Solimann", va riscotendo il plauso di un crescente pubblico. Avventura, intensità e tanta fantasia: sono queste le regole di vita del buono scrittore, qualità di cui certo Graziosi non manca. A 42 anni e con sette romanzi all'attivo - tra cui ci piace menzionare "Come adottare una nuvola" e "Le Giunchiglie in riva al fiume" - l'autore dell'appena uscito "La lieve trama dell'usignolo" edito da peQuod è lui stesso un libro vivente: nato a Jesi, ha vissuto in Svizzera e girato il mondo, visitando ben 36 Paesi; ha operato nel settore del commercio come consulente e, da ragazzo, persino all'interno di un circo, dove i suoi numeri conquistarono il cuore di quella che sarebbe poi divenuta sua moglie, Fabiana. Padre di Marco e Sara, di nove e sei anni, Vittorio Graziosi attualmente lavora in Croce Rossa. "Ho fatto un anno di carcere - racconta Graziosi -. Accadde circa 23 anni fa: allora l'obiezione di coscienza con il rifiuto della divisa comportava un simile trattamento. Quella esperienza, però, mi ha portato a leggermi dentro". Ma come nasce un romanzo? "Talvolta prendo spunto proprio dalla cronaca: leggo abitualmente il Carlino". Quando hai cominciato a scrivere? "Circa dieci anni fa. A scoprirmi è stata una persona che conobbi durante un campeggio. Gli mostrai il mio manoscritto redatto completamente a matita onde poterlo cancellare con agevolezza, tanto ero insicuro di ciò che stavo facendo. Ne rimase colpito e mi invitò calorosamente a coltivare la scrittura". Che parte ha la tua biografia in quello che scrivi? "Una parte importante: quando ero bambino, dovetti lasciare Jesi, dove vivevo con i nonni e mio fratello, per raggiungere i nostri genitori in Svizzera. Fu molto triste e da allora il ricordo di casa, della mia terra ed il passato stesso si legano costantemente ad un sentimento di nostalgia e a quello che definirei il mito del ritorno". Aspetti importanti e - aggiungiamo noi - accattivanti se si pensa alla vendita fino ad esaurimento che le opere di Graziosi hanno finora sempre conosciuto. Così per la "Lieve trama dell'usignolo", che ha suscitato l'attenzione anche dei due inviati speciali di Striscia la Notizia, Fabio e Mingo: il noto duo televisivo sembra abbia espresso l'ipotesi di una rielaborazione in chiave teatrale.
MARCO TORCOLETTI

Comunicato stampa - Jesi 21 gennaio 2004

Quinto libro per lo scrittore marchigiano Vittorio Graziosi.
Delitto e pentimento ne "La vita è un arco teso"

La fuga di un uomo, dalla giustizia, dal rimorso, dal suo cuore. Un lungo viaggio che lo porterà a percorrere ogni binario, e poi ancora più giù, oltre i confini d’Italia, dal mare alle coste d’Africa, alle frontiere di una umanità dolente che si perde e si ritrova tra le dune del deserto algerino. E’ la storia di un assassino e della sua redenzione il libro "La vita è un arco teso", quinta fatica letteraria del giovane scrittore jesino Vittorio Graziosi. Il volume di 120 pagine è edito dalla "Prospettiva editrice" di Roma. "L’opera presenta una storia interamente inventata, sebbene nel quadro di una rigorosa ricostruzione storica, quella della Lotta del Popolo Algerino per la liberazione dal colonialismo francese negli anni ‘60. Ed è proprio qui, tra carovane tuareg, bazar e fumo di bombe, che il protagonista, inseguito dal rimorso per l’uccisione di due donne, troverà il suo riscatto. Mario si salverà con una decisione "estrema", consegnando al mondo il messaggio di libertà di un popolo in lotta per i propri diritti. In cambio perderà la libertà". Quella di Vittorio Graziosi è stata ed è una vita avventurosa, trascorsa sempre sul filo delle emozioni, maturando scelte anche radicali. Come quella, a 19 anni, dell’obiezione di coscienza, in anni in cui il rifiuto della divisa costava 12 mesi di prigione. Da quella esperienza forte (12 mesi passati nel reclusorio militare di Gaeta) Graziosi ha tratto spunto per uno dei suoi primi racconti, "Come adottare una nuvola", edito nel 1998 dalla Crispino Editrice. Dello stesso anno è la raccolta di racconti "L’ombra delle onde", cui hanno fatto seguito "Le giunchiglie in riva al fiume" e, per la Pequod, "La lieve trama dell’usignolo", opere che traggono spesso spunto da storie raccolte per strada, dagli amici o dalla cronaca. Ho iniziato a scrivere – racconta l’autore - stimolato dalla sensazione che storie di una bellezza struggente, a volte emozionanti, altre volte suggestive o anche tristi comunque belle potessero perdersi dimenticate da tutti. Per questo prendevo appunti per poterle raccontare ad amici e conoscenti, li arricchivo di commenti e sensazioni cosi che il lettore potesse riviverle appieno da qui a farne racconti il passo è stato breve, progetto accettato dalle case editrici che ne hanno fatto libri distribuiti in tutta Italia". Ora viene, attesissimo, questo ultimo lavoro, "La Vita è un arco teso", ma altri libri già fremono sulla punta della penna per questo autore jesino le cui storie, per l’interesse suscitato nella critica, potrebbero essere presto oggetto di riduzioni per il teatro, il cinema o la TV.

Comunicato stampa
Jesi 21 gennaio 2004

Intervista di Simona Marini

Quinto libro per Vittorio Graziosi, "La vita è un arco teso" Delitto e pentimento "E’ la storia di un assassino e della sua redenzione"
Di Simona Marini
La fuga di un uomo, dalla giustizia, dal rimorso, dal suo cuore. Un lungo viaggio che lo porterà a percorrere ogni binario, e poi ancora più giù, oltre i confini d’Italia, dal mare alle coste d’Africa, alle frontiere di una umanità dolente che si perde e si ritrova tra le dune del deserto algerino. E’ la storia di un assassino e della sua redenzione il libro "La vita è un arco teso", quinta fatica letteraria del giovane scrittore jesino Vittorio Graziosi. Il volume di 120 pagine è edito dalla "Prospettiva editrice" di Roma ed è stato presentato per la prima volta al Palazzo dei Convegni di Jesi, sabato scorso, dal giornalista Arnoldo Mondadori Mosca, alla presenza dell’autore. Quella di Vittorio Graziosi – che attualmente lavora presso la locale Croce Rossa – è stata ed è una vita avventurosa, trascorsa sempre sul filo delle emozioni, maturando scelte anche radicali. Come quella, maturata a 19 anni, dell’obiezione di coscienza, in anni in cui l’obiezione di coscienza ed il rifiuto della divisa costava 12 mesi di prigione. Da quella esperienza forte (12 mesi passati nel reclusorio militare di Gaeta) Graziosi ha tratto spunto per uno dei suoi primi racconti, "Come adottare una nuvola", edito nel 1998 dalla Crispino Editrice. Ma il primo libro in assoluto – una raccolta di racconti dal titolo "L’ombra delle onde" – nasce da un’amicizia, quella con Arnoldo Mondadori Mosca. "Gli mostrai il mio manoscritto redatto completamente a matita onde poterlo cancellare con agevolezza, tanto ero insicuro di ciò che stavo facendo. Ne rimase colpito e mi invitò calorosamente a coltivare la scrittura".
Come è iniziata l’esperienza della scrittura? "Ho iniziato a scrivere stimolato dalla sensazione che storie di una bellezza struggente, a volte emozionanti, altre volte suggestive o anche tristi comunque belle potessero perdersi dimenticate da tutti. Per questo prendevo appunti per poterle raccontare ad amici e conoscenti, li arricchivo di commenti e sensazioni cosi che il lettore potesse riviverle appieno da qui a farne racconti il passo è stato breve, progetto accettato dalle case editrici che ne hanno fatto libri distribuiti in tutta Italia".
I tuoi libri (hai scritto anche "Le giunchiglie in riva al fiume" e, per la Pequod, "La lieve trama dell’usignolo") prendono spesso spunto da storie raccolte per strada, dagli amici o dalla cronaca. Ne ‘La vita è un arco teso, per la prima volta, scrivi un racconto di fantasia. "L’opera presenta una storia interamente inventata, sebbene nel quadro di una rigorosa ricostruzione storica, quella della Lotta del Popolo Algerino per la liberazione dal colonialismo francese negli anni ‘60. Ed è proprio qui, tra carovane tuareg, bazar e fumo di bombe, che il protagonista, inseguito dal rimorso per l’uccisione di due donne, troverà il suo riscatto. Mario si salverà con una decisione "estrema", consegnando al mondo il messaggio di libertà di un popolo in lotta per i propri diritti. In cambio perderà la libertà".
Ci sono analogie tra te e il protagonista? "La voglia di migliorare, sempre".
Una definizione per la tua scrittura. "Sono solo un piccolo uomo che cerca di raccontare delle piccole cose".
Intervista di Simona Marini

Comunicato stampa - Jesi 2 febbraio 2005

Il nuovo libro dello scrittore jesino Vittorio Graziosi, "La vita è un arco teso", è primo nella classifica delle vendite on line della Prospettiva editrice.
Primo nelle vendite on line. A pochi giorni dall’uscita, l’ultimo libro dello scittore jesino Vittorio Graziosi è già un successo. Il romanzo, dal titolo "La vita è un arco teso", ha scalato infatti la classifica delle vendite on line della sua casa editrice, la Prospettiva editrice di Roma, piazzandosi al primo posto.
Delitto e pentimento sono al centro della narrazione del quinto libro di Vittorio Graziosi, ambientato nel quadro di una rigorosa cornice storica, quella della Lotta del Popolo Algerino per la liberazione dal colonialismo francese negli anni ‘60. Ed è proprio qui, tra carovane tuareg, bazar e fumo di bombe, che il protagonista, inseguito dal rimorso per l’uccisione di due donne, troverà il suo riscatto. Mario si salverà con una decisione "estrema", consegnando al mondo il messaggio di libertà di un popolo in lotta per i propri diritti. In cambio perderà la libertà.
Quella di Vittorio Graziosi è una vita trascorsa sul filo delle emozioni, maturando scelte anche radicali. Come quella, a 19 anni, dell’obiezione di coscienza, in anni in cui il rifiuto della divisa costava 12 mesi di prigione. Da quella forte esperienza (12 mesi passati nel reclusorio militare di Gaeta) Graziosi ha tratto spunto per uno dei suoi primi racconti, "Come adottare una nuvola", edito nel 1998 dalla Crispino Editrice. Dello stesso anno è la raccolta di racconti "L’ombra delle onde", cui hanno fatto seguito "Le giunchiglie in riva al fiume" e, per la Pequod, "La lieve trama dell’usignolo", opere che traggono spesso spunto da storie raccolte per strada, dagli amici o dalla cronaca.
"Ho iniziato a scrivere – racconta l’autore - stimolato dalla sensazione che storie di una bellezza struggente, a volte emozionanti, altre volte suggestive o anche tristi comunque belle potessero perdersi dimenticate da tutti. Per questo prendevo appunti per poterle raccontare ad amici e conoscenti, li arricchivo di commenti e sensazioni cosi che il lettore potesse riviverle appieno da qui a farne racconti il passo è stato breve, progetto accettato dalle case editrici che ne hanno fatto libri distribuiti in tutta Italia". Ora viene, attesissimo, questo ultimo lavoro, "La Vita è un arco teso", ma altri libri già fremono sulla punta della penna per questo autore jesino le cui storie, per l’interesse suscitato nella critica, potrebbero essere presto oggetto di riduzioni per il teatro, il cinema o la TV

Comunicato Stampa
Jesi 2 febbraio 2005

Dal sito GoMarche.it del 13.01.2005

ATTESA PER IL NUOVO LIBRO DI VITTORIO GRAZIOSI
Nella sua città lo scrittore jesino Graziosi terrà la presentazione del nuovo romanzo, raccontando le vicende di un assassino e della sua redenzione attraverso un affascinante percorso.
JESI – Il giovane scrittore jesino Vittorio Graziosi è atteso per sabato 15 gennaio alla presentazione del suo nuovo libro "La vita è un arco teso", la sua quinta fatica letteraria. L’incontro, che avverrà a Jesi presso il Palazzo dei Convegni alle ore 18.00, sarà onorato dalla presenza, oltre che dell’autore, del giornalista Arnoldo Mondadori Mosca.
Il libro di Graziosi, un volume di 120 pagine edito dalla "Prospettiva editrice" di Roma, racconta la storia di un assassino e della sua redenzione. La fuga di un uomo, dalla giustizia, dal rimorso, dal suo cuore. Un lungo viaggio che lo porterà a percorrere ogni binario, e poi ancora più giù, oltre i confini d’Italia, dal mare alle coste d’Africa, alle frontiere di una umanità dolente che si perde e si ritrova tra le dune del deserto algerino.
Ne "La vita è un arco teso" Vittorio Graziosi abbandona un tratto caratteristico della sua precedente produzione, spesso ispirata a fatti realmente accaduti, anche in parte autobiografici. L’opera presenta una storia interamente inventata, sebbene nel quadro di una rigorosa ricostruzione storica, quella della Lotta del Popolo Algerino per la liberazione dal colonialismo francese negli anni ‘60. Ed è proprio qui, tra carovane tuareg, bazar e fumo di bombe, che il protagonista, inseguito dal rimorso per l’uccisione di due donne, troverà il suo riscatto. Mario si salverà con una decisione "estrema", consegnando al mondo il messaggio di libertà di un popolo in lotta per i propri diritti. In cambio perderà la libertà. Tra queste fosche vicende lo stile dell’autore procede sicuro, tra passioni che logorano e grandi slanci, senza rinunciare ad un tratto caratteristico della sua produzione: uno stile classico che si fonde con il lirismo e la poesia della descrizione della natura. Una natura onnipresente, che accoglie o respinge, ma nel quale sempre l’uomo ritrova se stesso.
Vittorio Graziosi nasce a Jesi il 4 maggio 1960, qui risiede e lavora come dipendente della locale Croce Rossa. Ha iniziato a scrivere circa dieci anni fa, ma ha pubblicato per la "Crispino" nel 1997 per la prima volta, raccontando con "Come adottare una nuvola" un anno di carcere nel reclusorio militare di Gaeta come obiettore militare. Ha poi pubblicato il libro "L’ombra delle Onde" nel quale raccoglie tre racconti lunghi o romanzi brevi raccolti dalla cronaca. Un evento drammatico, la morte della madre, lo induce ad iniziare a scrivere il terzo libro "Le giunchiglie in riva al fiume", una rivisitazione degli anni ’60 visti dagli occhi innocenti e giocosi di un bambino, la Jesi che non c’è più come non ci sono più le giunchiglie in riva al fiume. Passano altri due anni e la "Pequod" di Ancona pubblica "La lieve trama dell’usignolo", nel quale dimostra uno stile maturo di scrittore di narrativa apprezzato per le particolareggiate descrizioni delle ambientazioni e per le atmosfere crepuscolari. Nel libro narra la storia di un tenore vittima della barbarie nazista morto dimenticato in un campo di concentramento. Il personaggio narrato è il famoso tenore nano Joseph Smidt, uomo affascinate e schivo che raggiunge la fama nel periodo della guerra ma che purtroppo non potrà dimostrare appieno il suo talento.

Dal sito GoMarche.it
del 13.01.2005

Dal sito GoMarche.it del 03.02.2005

LIBRI: "LA VITA E' UN ARCO TESO" DI GRAZIOSI
Scrittore dai passati burrascosi, Graziosi racconta le vicende di un popolo, quello Algerino, che tra bombe, delitti e pentimente cerca la liberazione dal colonialismo francese negli anni '60
JESI - Primo nelle vendite on line. A pochi giorni dall’uscita, l’ultimo libro dello scittore jesino Vittorio Graziosi è già un successo. Il romanzo, dal titolo "La vita è un arco teso", ha scalato infatti la classifica delle vendite on line della sua casa editrice, la Prospettiva editrice di Roma, piazzandosi al primo posto. Delitto e pentimento sono al centro della narrazione del quinto libro di Vittorio Graziosi, ambientato nel quadro di una rigorosa cornice storica, quella della Lotta del Popolo Algerino per la liberazione dal colonialismo francese negli anni ‘60. Ed è proprio qui, tra carovane tuareg, bazar e fumo di bombe, che il protagonista, inseguito dal rimorso per l’uccisione di due donne, troverà il suo riscatto. Mario si salverà con una decisione "estrema", consegnando al mondo il messaggio di libertà di un popolo in lotta per i propri diritti. In cambio perderà la libertà. Quella di Vittorio Graziosi è stata ed è una vita avventurosa, trascorsa sul filo delle emozioni, maturando scelte anche radicali.
Come quella, a 19 anni, dell’obiezione di coscienza, in anni in cui il rifiuto della divisa costava 12 mesi di prigione. Da quella forte esperienza (12 mesi passati nel reclusorio militare di Gaeta) Graziosi ha tratto spunto per uno dei suoi primi racconti, "Come adottare una nuvola", edito nel 1998 dalla Crispino Editrice. Dello stesso anno è la raccolta di racconti "L’ombra delle onde", cui hanno fatto seguito "Le giunchiglie in riva al fiume" e, per la Pequod, "La lieve trama dell’usignolo", opere che traggono spesso spunto da storie raccolte per strada, dagli amici o dalla cronaca. "
Ho iniziato a scrivere – racconta l’autore - stimolato dalla sensazione che storie di una bellezza struggente, a volte emozionanti, altre volte suggestive o anche tristi comunque belle potessero perdersi dimenticate da tutti. Per questo prendevo appunti per poterle raccontare ad amici e conoscenti, li arricchivo di commenti e sensazioni cosi che il lettore potesse riviverle appieno da qui a farne racconti il passo è stato breve, progetto accettato dalle case editrici che ne hanno fatto libri distribuiti in tutta Italia". Ora viene, attesissimo, questo ultimo lavoro, "La Vita è un arco teso", ma altri libri già fremono sulla punta della penna per questo autore jesino le cui storie, per l’interesse suscitato nella critica, potrebbero essere presto oggetto di riduzioni per il teatro, il cinema o la TV.

Dal sito GoMarche.it
del 03.02.2005

Dal sito GoMarche.it del 10.02.2005

DECOLLA "LA VITA E' UN ARCO TESO" DI GRAZIOSI
L'ultimo lavoro dello scrittore jesino è primo nella classifica di vendite online della sua casa editrice: un riconoscimento ai suoi sforzi e alla sua grande capacità di coinvolgere il lettore.
JESI - "La vita è un arco teso" dello scrittore jesino Vittorio Graziosi è solo l'ultimo lavoro di un percorso che lo ha portato più volte a legare tematiche personali con storie di più ampio respiro. Il suo stile narrativo è particolare, prendendo le distanze da una certa letteratura in cui non si identifica: è difficile, se non impossibile, separare la poetica dai suoi racconti e romanzi.
Delitto e pentimento sono al centro della narrazione del quinto libro di Vittorio Graziosi, ambientato nel quadro di una rigorosa cornice storica, quella della lotta del popolo algerino per la liberazione dal colonialismo francese negli anni ‘60.
"La vita è un arco teso" è la sua ultima fatica letteraria: a quale delle sue opere è più affezionato?
Penso che le ultime due opere siano più mature, mentre le altre hanno uno stile classico ma presentano un taglio molto personale. La terza opera, "Le giunchiglie in riva al fiume", la ritengo molto bella, ma ha un contesto locale: lo scenario è quello delle Marche negli anni ’60, con una storia particolare che non può fare a meno dello sfondo storico. Le ultime due, al contrario, hanno un taglio più "internazionale". "La lieve trama dell’usignolo" parla di un tenore nano realmente esistito, Joseph Smith, e delle sue peregrinazioni in Europa: l’ho scoperto grazie a mia cognata, e sono stato subito affascinato dalla sua figura, un uomo che possiede una voce fantastica e un corpo così piccolo. "La vita è un arco teso", invece, ha per protagonista un uomo che, macchiatosi dell’uccisione di due donne, fugge prima nel Sud Italia per poi sbarcare in Algeria, nel contesto della lotta del popolo algerino per l’indipendenza.
Molti scrittori affermati sfornano libri regolarmente, forse per il solo piacere di rimanere in classifica: quali sono le sue motivazioni nello scrivere?
Il mio stimolo è dettato dal bisogno di non far perdere delle storie. Sento il bisogno di suggestioni, di farle rimanere nel ricordo. Non posso lasciarle andare, devo catturale e mettermi a scrivere, altrimenti rischio di perdere per sempre momenti bellissimi ed emozionanti. Ricerco una correlazione tra scrittura e storia: se capisco di non riuscire ad esprimere bene le sensazioni che trasmette preferisco accantonare la stesura, perché se continuassi rovinerei per sempre quel momento, falsandolo. E non voglio che accada. Pensa che con "La vita è un arco teso" abbia raggiunto la maturità artistica e letteraria?
Penso di avere dei margini di miglioramento, soprattutto per quanto riguarda i dialoghi: non riesco ancora ad esprimermi secondo me in maniera soddisfacente, il fatto è che preferisco di gran lunga scrivere in terza persona. Diciamo che con l’ultimo lavoro ho avuto la possibilità di scrivere un racconto stabilendo da me il principio: infatti "La vita è un arco teso" è una storia inventata, su sfondo storico, a differenza degli altri racconti che venivano da esperienze personali o, come nel caso de "La lieve trama dell’usignolo", da personaggi realmente esistiti ma romanzati. Io penso che sia importante la coscienza che, in ognuno di noi, lascia ricostruire i momenti della vita, portandoci verso la nostra propria creatività e maturando ciò che siamo. La vera competizione che mi porta a migliorare è con me stesso.
Il suo ultimo libro rappresenta una sorta di svolta nella sua carriera di scrittore: da tematiche psicologiche e introspettive passa ad una vero e proprio romanzo di formazione. Quali sono le sue fonti di ispirazione letterarie? Quali sono gli autori o libri che l’hanno colpita particolarmente o influenzata, magari divenendo dei veri e propri modelli?
Sicuramente i classici, in particolar modo Flaubert e D’Annunzio, che non hanno bisogno di trame complicate per coinvolgere il lettore. E’ proprio questo che mi attira, soprattutto in D’Annunzio: la semplicità degli eventi che assumono una connotazione lirica attraverso la penna dello scrittore. Magari raccontano soltanto due ore della vita di una persona, ma sono stati in grado di scriverci sopra un intero libro, ed è questa la meraviglia. Leggo anche autori come Erri De Luca e Zavattini, ma devo dire che ultimamente mi sono avvicinato molto a Dino Buzzati, e ho imparato ad apprezzarlo come raccontatore. In effetti, devo dire di essere un grande appassionato di racconti, mi piace leggere raccolte di racconti.<
Che cosa pensa della scena letteraria italiana? Pensa che l’Italia esprima una scuola di qualità? E per quanto riguarda la realtà marchigiana?
Nella scelta dei libri sono un grande istintivo, devo dire di non essere molto attento alla scena italiana: mi piacciono i piccoli autori, che hanno stili di narrazione particolari, ma se dovessi fare qualche nome non riuscirei. Oggigiorno c’è una moltitudine di scrittori, o pseudo tali, che non fanno altro che presentare racconti asciutti, le solite storie che vanno oggi di moda. Non sono nessuno per giudicare se questo possa essere un bene o un male, ma a questo genere preferisco la creatività, soprattutto quella marchigiana: ci sono tanti autori che riescono ad incantare attraverso semplici trame, spingendosi verso testi veramente lirici, ricchi di scene che prendono vita davanti ai nostri occhi. Probabilmente è proprio la magia del territorio marchigiano che permette esperimenti e risultati di questo tipo, lontani da qualsiasi realtà italiana. Per me il testo, per essere veramente coinvolgente, deve passare da una suggestione all’altra.

A cura di Francesco Barbabella
dal sito GoMarche.it
del 10.02.2005

Invito alla lettura "La vita è un arco teso"

Questa non è una recensione. Non lo è perché io non sono una critica letteraria (né pretendo di esserlo), ma è il commento "personale" di una lettrice, prima ancora di una scrittrice, che ha avuto la fortuna di conoscere lo scrittore di una storia che l’ha commossa e colpita. Questa fortuna, nel mio caso, porta il nome di Vittorio Graziosi, scrittore jesino, autore del romanzo "La vita è un arco teso" edito da Prospettiva Editrice e campione di incassi nelle vendite. Libro apprezzato non solo in Italia, ma anche all’estero dove sta per essere tradotto in inglese e tedesco. La storia di questo libro narra la vicenda di un giovane uomo, Mario, e della sua ricerca di riscatto dopo gli omicidi commessi nei confronti di due giovani donne da lui amate. Il tormento dell’omicida, con cui si apre il romanzo, il mare e il deserto, che egli attraversa fino a raggiungere l’Algeria dove si compirà la sua redenzione finale, sono attraversati dall’autore con frasi limpide e incisive, simili a pennellate di un quadro. Quando parla del mare, quando parla del deserto, Graziosi riesce a cogliere dei particolari, descrivendoli con una leggerezza e un'efficacia davvero ammirevoli. Sembra di vedere il mare, attraverso gli occhi di Mario, e il deserto, che Mario fatica a lasciarsi alle spalle insieme al peso delle sua colpa. Il tutto sapientemente miscelato alle sensazioni del protagonista, agli eventi che si susseguono nella sua vita e nella sua anima. Particolarmente commovente (e tristemente attuale) la vicenda del bambino algerino che si ritrova insieme a Mario in ospedale dopo lo scoppio della bomba nel mercato. Vicenda che porterà l’esistenza di Mario ad una svolta decisiva. Sospeso fra passato e presente, esperienze personali e fatti storici, "La vita è un arco teso" è uno di quei libri in cui senti che lo scrittore ha trovato le parole giuste per descrivere una storia. Non sempre succede. In alcuni libri si eccede in descrizioni, altri sono troppo "striminziti" e non approfondiscono a dovere le dinamiche degli eventi e le psicologie dei protagonisti. Nel suo libro, invece, Graziosi scandisce frasi che sono un mondo compiuto, e che si completano al resto della storia. E quello che si respira, in quegli spazi di mare e scorci di deserto, è anche una certa solennità del linguaggio e del sentimento....una scrittura "alta", se posso così definirla, che testimonia la presenza di un talento originale, vitale, e ricco di poetiche sfumature "color ocra e crepuscolari", come lo stesso autore, persona gentilissima e disponibile, definisce il suo modo di scrivere… e di vivere.

Luisa Ferretti

A KIEV

La presentazione, svolta il 4 ottobre scorso, è stata preceduta dalla conferenza tenuta dall'addetto dell'ambasciata palestinese in Ucraina, dallo stesso Graziosi e dallo scultore Eugeni Derevyanko (uno dei più importanti dell'Ucraina) che ha disegnato la copertina del nuovo libro. Molto apprezzato è stato l'intervento dello jesino che così ha iniziato il suo intervento, davanti alla platea di direttori scolastici venuti da tutta l'Ucraina: "Gli uomini che mi hanno preceduto e che hanno disegnato la morfologia della mia terra hanno stabilito le geometrie della mia anima. I templari che stanchi delle violenze viste durante le crociate si sono fermati a pregare e a meditare nella mia regione hanno radicato profondamente nel nostro tessuto sociale la cultura della parola contro la cultura del terrore e chiunque non capisca questo concetto dovrà misurarsi con la tenuta della nostra determinazione."
Poi è stato presentato il nuovo libro. Intitolato "Sangue di rosa scarlatta", è la storia di un uomo che cercherà una vendetta singolare e propositiva contro i terroristi dopo la morte del figlio rimasto vittima degli attentati di Londra. Con questo testo Vittorio Graziosi si è cimentato in stile di scrittura inusuale per lui, quello diaristico, con frasi brevi e una sintesi molto diversa dal suo lirismo. Gli avvenimenti sono narrati in ordine cronologico, rendendo il testo così verosimile da sembrare realmente accaduto.
Nella prima edizione il libro sarà disponibile in due lingue (italiano ed inglese) all'interno di un unico volume, quasi a dimostrare l'universalità del concetto negativo del terrorismo. Grazie alla sensibilità di Graziosi e della casa editrice Prospettiva che ha edito il libro, tutti i proventi della vendita della prima edizione di "Sangue di rosa scarlatta" saranno destinati ai bambini orfani ucraini attraverso l'associazione internazionale Nabat onlus, un ente non profit che gestirà e distribuirà i fondi. In particolare, la Nabat impiegherà i fondi raccolti per acquistare nuovi lettini e armadietti agli orfani.
Sempre a Kiev, il 6 ottobre lo scrittore ha visitato ancora l'università "Taras Shevchenko" e ha tenuto una lezione con gli universitari sui costumi e sulla scrittura, parlando del suo progetto di laboratorio di scrittura creativa che anche quest'anno terrà all'istituto "Varnelli" di Cingoli. Tre ore di lezione senza schemi nelle quali l'entusiasmo dei ragazzi di Kiev e il loro amore per l'arte e la cultura italiana è stata palpitante e contagioso... tanto da meritare prossimi approfondimenti. Molte domande gli sono state rivolte anche sulla sua appartenenza alla Croce Rossa (Vittorio Graziosi è un dipendente della Croce Rossa Italiana sezione di Jesi) e sulla attività di questa organizzazione mondiale e sui suoi valori. Curiosità stimolata perchè in ogni intervento pubblico lo scrittore jesino esibiva con orgoglio la spilla all'occhiello come simbolo di appartenenza a questa organizzazione mondiale.


Riconoscimenti ad Assisi nel nome della Pace per lo scrittore jesino Vittorio Graziosi

Il nuovo libro di Vittorio Graziosi a Fabriano

Martedì 8 Aprile 2008 12:43
Dopo Kiev e Roma, al via le presentazioni del nuovo libro dello scrittore jesino Vittorio Graziosi "Sangue di rosa scarlatta": prossima tappa il 12 aprile a Fabriano, presso la sala 'Urbani'. Il ricavato delle vendite sarà destinato ai pazienti della clinica oncologica pediatrica di Kiev.
FABRIANO - Dopo il successo della presentazione di Kiev, anche in Italia ha preso il via la serie di presentazioni del nuovo libro dello scrittore jesino Vittorio Graziosi, dal titolo "Sangue di rosa scarlatta". Vendetta, giustizia, redenzione, sono i temi al centro dell'opera del narratore jesino; la storia, che prende le mosse dai tragici eventi degli attentati terroristici di Londra del 2005, narra la singolare vendetta del padre di una delle vittime. Una curiosità: la copertina di "Sangue di Rosa Scarlatta" porta la firma dell'artista ucraino Eugenio Derevyanko, che ha aderito con entusiasmo ad un progetto nella quale le due arti – scrittura e pittura – si uniscono a favore dei bambini di Chernobyl. Il libro è già stato presentato a Roma lo scorso febbraio dall'associazione "Cuore ONLUS per l'infanzia" alla presenza del presidente dott. Massimo Di Meo e di numerosi ospiti illustri. Grazie all'intervento della NABAT l'intero incasso della vendita dei libri ai pazienti della clinica oncologica pediatrica di Kiev (ricordiamo che Chernobyl è molto vicina alla capitale ucraina). La prossima presentazione di "Sangue di rosa scarlatta" si terrà il 12 aprile prossimo a Fabriano presso la sala "Urbani", presente l'autore. L'evento fabrianese viene promosso e organizzato dall'associazione onlus "Solidarietà ed accoglienza", una organizzazione impegnata nell'ospitalità di bambini orfani dell'Ucraina, che destinerà il ricavato della vendita del libro in questa serata per sostenere le spese di un ragazzo ucraino bisognoso di cure in occidente. Dopo Fabriano, il libro verrà poi presentato anche nelle altre sedi di associazioni onlus a favore dell'infanzia, a Cingoli, Sorrento, Assisi, Loreto, Jesi, Isernia, ed in ognuna di queste tappe i proventi della vendita del libro saranno destinati ad uno dei pazienti della clinica oncologica pediatrica di Kiev, a patrire dai casi clinici più urgenti. Grazie a questa cordata di solidarietà, i primi 500 euro incassati a Roma con la vendita di 50 copie di "Sangue di rosa scarlatta" sono già stati destinati a Timchenko Alessandro, un quindicenne leucemico che ora potrà tornare in Germania per un secondo trapianto di midollo dove lo aspetta lo stesso donatore del primo intervento.

Assisi

di Simona Marini


Continua a riscuotere consensi l'ultima pubblicazione dello scrittore jesino Vittorio Graziosi, "Sangue di rosa scarlatta", uscito nel gennaio 2008, che narra la vicenda di un uomo che perde il suo unico figlio nell'attentato alla metropolitana di Londra nel 2005. Il libro ha destato l'interesse del "Centro Internazionale per la pace fra i popoli" di Assisi, che ha invitato l'autore a presentarlo in occasione di un incontro dibattito sul tema del sostegno a distanza dei bambini che in diversi paesi vivono in situazioni di povertà. L'attento e qualificato pubblico ha saputo cogliere il profondo messaggio di pace contenuto nel romanzo che indica una soluzione positiva, una via di riscatto al male e alla violenza senza giustificazioni, in un'epoca in cui i frequenti atti di terrorismo troppo spesso insidiano negli animi dei più giovani il seme dell'intolleranza.
Il presidente del Centro, dott. Gianfranco Costa, ha inoltre elogiato Graziosi per l'iniziativa benefica legata alla diffusione del libro, il cui ricavato verrà interamente devoluto, per il tramite dell'Associazione O.N.L.U.S. Nabat, ai bambini orfani ucraini e ai pazienti del reparto di Oncologia pediatrica dell'ospedale di Kiev. "L'incontro con l'associazione Nabat" - ha affermato l'autore Vittorio Graziosi - è stato una sorta di rivelazione nella mia carriera di scrittore. Venire a contatto con la drammatica realtà che vivono questi bambini mi ha spinto a voler utilizzare il mio talento a fini benefici".