RACCONTAMI UNA STORIA

Forse cosciente di essere costretto dentro forme comunicative fredde e aride, il gruppo di ragazzi che ha scritto Raccontami una storia si affida solo alla parola nuda capace di evocare, di alludere, di significare, di comunicare, di meravigliarsi, di suscitare sintonie, di ripresentare, di rinviare a vissuti, di attualizzare frammenti di passato. Il libro, pubblicato da Prospettivaeditrice, è tessuto di parola viva senza il supporto dell’immagine: eppure, anzi proprio per questo, riesce a scrivere in modo caldo, partecipato, utilizzando tutti i registri, i toni, i timbri, le corde, le forme del linguaggio verbale; emerge dal testo tutta la gamma di azioni, emozioni, sentimenti, passioni dell’animo umano. Invece dei pochi artificiali e scontati sussulti affettivi di tanti reality, fiction e talk show costruiti per l’auditel, più preoccupati di destare e trattenere l’attenzione che di narrare, troviamo qui la vasta gamma degli stati d’animo del vissuto: sorpresa, attesa, stupore, ammirazione, entusiasmo, delusione, dolore, gioia, amore, odio, nostalgia, malinconia., invidia, gelosia, condivisione, solidarietà, solitudine, coraggio, impegno, generosità, sacrificio, eroismo….. La lingua attinge ad un vocabolario ricco di migliaia di termini; il fraseggiare è articolato, ampio, variegato; la struttura linguistica è complessa: oltre la frase enunciativa, troviamo l’argomentazione, la narrazione, l’interrogazione, l’esclamazione, la riflessione, la descrizione, il ragionamento. Prevale la struttura lineare, la narrazione sequenziale, la dimensione temporale, la memoria.. Gli autori narrano gli altri e se stessi, raccontano e si raccontano: storie d’altri, memorie sentite raccontare da altre generazioni, esperienze significative di persone prossime, testimonianze, vissuti personali. Storie vere e linguaggio vero! La parola riconquista il suo primato, la sua funzione; il discorso ritorna genuino, fluente, vario in tutte le sue articolazioni, come il parlare vivo e spontaneo. Prevale la parola piana, riflessiva, non teatrale, non proclamata, non gridata. Prevale l’elemento razionale in un testo che richiede il silenzio della lettura personale, o l’ascolto di una lettura sommessa, che attiva l’immaginazione creativa di ambienti, atmosfere, situazioni. Un’oasi nel deserto della comunicazione: i ragazzi che narrano non sono stati plagiati dal linguaggio mediatico, né neutralizzati dal linguaggio medio, né stregati dal linguaggio dello spettacolo: forse è il segno che le nuove generazioni, i più avvertiti, almeno per un’inconscia reazione di fronte ad una comunicazione che oltre certi limiti provoca solo assuefazione o addirittura rifiuto, riescono a stare a distanza critica dai linguaggi stereotipati e di successo, a non farsi sottomettere dalla parola-spettacolo, a non apprendere per imitazione dai modelli che fanno audience.

Prof. Gian Mario Maulo

 
Raccontami una storia

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