LA LIEVE TRAMA DELL'USIGNOLO

Joseph Smith è un tenore rumeno dalla piccola statura. Al suo primo concerto si può permettere un paio di scarpe nuove di vitello nero… il segno tangibile della sua nuova condizione sociale. Al concerto assiste sua madre che lo ama teneramente fino a desiderare per se l'angoscia di suo figlio per la bassa statura. Ancora poche lezioni di suo zio pianista e presto se ne andrà a cantare in olanda… il primo contratto fuori dalla Romania. Questo è l'inizio di una folgorante carriera che lo porterà in Italia , America e infine Francia. Durante questo viaggiare la tristezza non lo abbandona mai né lo lascia la doppia anima che lo fa sentire un piccolo uomo ed un grande artista. Ritorna in Francia occupata dai tedeschi (è intanto scoppiata la seconda guerra mondiale) dove incontrerà la donna della sua vita.

Un amore dal sapore eterno ma durato solo un pomeriggio nel quale Lei nel giardino botanico di Parigi gli consegna un foglietto che Joseph non ha il coraggio di leggere subito. E mentre la vede andar via si passa la lingua tra le labbra a raccogliere il sapore dei baci non ricevuti e del sesso non provato. Questo silenzio tra i vortici di foglie cadute è profondo, un silenzio tanto completo che rende facile sentire il destino voltare la pesante pagina della vita di questo piccolo uomo. Quella sera stessa decide che è tempo di ritornare in Romania… a casa quindi. Sul treno che attraverso la svizzera lo riporterà a casa due soldati tedeschi gli chiedono i documenti. Il "visto" Americano è per quei soldati un segno di minaccia….

Gli amaretti

Una sera tra la pioggia di un temporale cerco di raggiungere casa mia dopo una giornata di lavoro in Umbria. Non ci riuscirò. Un'altra macchina si fa largo tra il muro di pioggia tagliandomi la strada. Ho solo il tempo di sentire l'odore di olio bruciato prima che il mio cuore smetta di battere. Ma mi sopravvive la memoria, rifugiandosi nel ricordo che gli altri hanno di me. Verrà a cercarmi al cimitero, ricordandomi davanti alla lapide i miei sogni e i miei ricordi più belli. Poi inizia a raccontare le storie che io avevo raccolto e che lei teneva in custodia per me. Storie piccole, delicate.

Pennellate di colore leggero da usare; ricchezza per lenire le notti di solitudine. Sono "gli amaretti" i biscotti un poco dolci e un poco amari… Amari perché io, al di là della foto della lapide non potrò rispondere più…

 
La lieve trama...

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